La Napoli che non puoi perderti

Arriviamo a Napoli in serata dopo la distruttiva giornata tra mari e monti e per non perdere un attimo di tempo ci godiamo la pizza di Sorbillo nel locale in pieno centro storico: io scelgo la pizza con pomodorini, olive e capperi, una delizia di sapori mediterranei!

La foto parla da sé

Raccontare Napoli in un solo post rappresenta un’impresa impossibile ma grazie all’aiuto di Danila cercherò di fare una mini guida sui posti da non perdere soprattutto se, come a noi, non vi piace girare da turisti, ma da viaggiatori, assaporando la città per quello che i suoi abitanti vogliono trasmettere.

La mia guida personale mi propone un tour che a fine giornata ha segnato circa 20km, quindi astenersi amanti del passo lento e poco curiosi! Immaginate il percorso come l’opportunità di girare la città avendo a disposizione un solo giorno…con la promessa di tornarci ad approfondirne la conoscenza!

Tappa 1: colazione con sfogliatella riccia di Capparelli con caffè, inutile dire che quest’ultimo è un vero rito.

Tappa 2: direzione lungo mare Caracciolo con sosta dall’originale Caffè Gambrinus ed assaggio del tipico biscotto all’amarena. Si prosegue fino al Borgo Marinari ed il suo Castel dell’Ovo (già scogli di Megaride) luogo in cui si narra la leggenda della sirena Partenope (XII Canto dell’Odissea) trovata dai pescatori che la venerarono come una dea fino a quando il suo corpo si dissolse dando forma al paesaggio partenopeo.

Dettagli della facciata del caffè Gambrinus
Borgo Marinari e Castel dell’Ovo

Tappa 3: Piazza dei Martiri in cui si possono trovare i negozi di alta moda e tutto il quartiere residenziale bene di Napoli.

Tappa 4: passaggio per l’elegante via Chiaia da cui si può arrivare alla Galleria Commerciale Umberto I, al centro si ammira un mosaico con tutti i segni zodiacali e la rosa dei venti. Noi non ci siamo potute perdere una tappa da Sefora per acquistare un porta profumo da viaggio ( gipsy, ma con stile!)

Via Chiaia
Selfie con il mio segno zodiacale

Tappa5: Quartieri Spagnoli, con i vicoli che hanno la visuale sulla Certosa di San Martino: devono il loro nome al periodo della dominazione spagnola (XVI)in cui furono realizzati per ospitare i soldati di Pedro de Toledo. Gli alloggi nelle vie strette avevano il vantaggio di essere facilmente controllabili.

Tappa 6: quartiere Pignasecca, il nome deriva dalla sua storia. Nel 1500 per costruirlo furono spianati tutti gli orti e abbattuti gli alberi della zona, tranne un pino detto “pigna” su cui fecero i nidi le gazze che andavano rubando i piccoli preziosi dalle case, motivo per cui gli abitanti le scacciarono, ma il pino si seccò e di qui il nome. Caratteristico per la presenza di pescherie all’aperto che danno l’idea di un mercato permanente, infatti è il più antico della città.

Tappa 7: Rione sanità (passando per l’ospedale degli incurabili) uno dei quartieri “difficili” della città con forte senso di appartenenza: i ragazzi quando si spostano dicono che vanno a Napoli come se stessero cambiando città. Questo rione ha dato i natali a Totò per questo lungo le strade ci sono scritte con le sue frasi che la sera illuminano in modo suggestivo la zona. Prima di entrare nel vivo della Sanità si attraversa il borgo dei Vergini chiamato così per una confraternita dedita alla temperanza e alla castità: è un mercato all’aperto in cui fare affari. Da non perdere il Cortile del Palazzo dello Spagnolo del 1738. Imperdibile la sosta alla pasticceria Poppella con i suoi fiocchi di neve, una delizia soffice ripiena di crema di latte fresca.

Strada del Rione Sanità
Palazzo dello spagnolo
Fiocchi di neve

Tappa 8: scegliamo per pranzo il ristorante crudista vegano “Vitto Pitagorico” sito di fronte al museo archeologico. I cibi hanno un’attenta presentazione e sono gustosi per il palato!

Tappa 9: passaggio per Piazza Dante dove c’è il convitto Nazionale.

Piazza Dante

Tappa 10: Port’ Alba (antica porta della città) una strada tutta piena di librerie e bancarelle di libri usati in cui perdersi alla ricerca del libro che più richiama: io sono stata scelta da Kim di Kipling e dalla Favola D’Amore di Hesse.

Lungo la strada aperta da Port’Alba

Tappa 10: Via dei Tribunali dove andiamo a trovare Germana e Dario che hanno un negozio di souvenir e organizzano interessanti tour e visite guidate, ve li consiglio per scoprire tutte le curiosità del luogo. Davanti ad un caffè Germana mi racconta la storia di Pulcinella personaggio della commedia dell’arte che incarna lo spirito del napoletano tipico: cosciente dei problemi in cui si trova, riesce sempre ad ironizzare prendendosi gioco dei potenti. Altra storia è quella del fantasma di Maria d’Avalos principessa aragonese: siamo nel 1586, Maria d’Avalos, sposata con il cugino Carlo Gesualdo, si innamora clandestinamente di Fabrizio Carafa, il marito geloso organizza un complotto per uccidere i due cogliendoli in flagranza di reato ed espone al pubblico i corpi pugnalati, c’è chi dice che durante le notti di luna piena si possa vedere una donna con la veste da notte e capelli mossi aggirarsi per la piazza di S. Domenico Maggiore.

Il negozio di Germana e Dario

Tappa 11: S. Gregorio Armeno con un passaggio per la celebre Spacca Napoli, strada che divide in due la città.

Tappa 12: monastero di S.Chiara, una meraviglia romanica.

Facciata di S.Chiara

Tappa 13: Chiesa del Gesù Nuovo completamente diversa dalla precedente come stile. La curiosità è che la domenica alle 17 celebrano la messa in cingalese per la numerosa comunità locale, non a caso l’amicizia mia e di Danila è iniziata in un viaggio in Sri Lanka!

Interno della Chiesa del Gesù Nuovo

Tappa 14: saluto finale alla città spiando il Cristo Velato custodito nella celebre chiesa di S. Severo, con la promessa di tornare al più presto in questo magico mondo chiamato Napoli!

Chi, come me, ama la magia che si crea nella commistione tra sacro e profano, sarà colpito dalle numerose edicole votive che arricchiscono gli angoli delle strade, oltre ai cartelli degli ex voto che si trovano ovunque sto muri.

In alcune si possono notare delle particolari statuine di terracotta che rappresentano le anime pezzentelle o anime del purgatorio, spesso senza nome a cui vengono chieste le benedizioni.

Le edicole votive hanno anche una storia legata alla sicurezza della città, infatti padre Rocco nel ‘700 appellandosi al forte senso religioso dei napoletani le favorì per fare sì che le strade fossero illuminate grazie alla luce delle candele votive, l’usanza ha origini antiche, nel culto romano dei Lares (gli avi).

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